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Pubblicata la nuova edizione della UNI-11137

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Il 31 ottobre è stata pubblicata la nuova edizione della UNI 11137

Si tratta della terza edizione della norma che pubblicata per la prima volta nel 2004 ha visto il progressivo allargamento del proprio campo di applicazione fino alla versione odierna che è applicabile a tutti gli impianti a gas (gas naturale, aria propanata, GPL) della 6a e 7a specie.

 

7a specie: condotte con pressione massima di esercizio:
gas della 2a famiglia (gas naturale) non maggiore di 40 mbar
gas della 3a famiglia (GPL) non maggiore di 70 mbar
  6a specie: condotte con pressione massima di esercizio:
 gas della 2a famiglia (gas naturale) maggiore di 40 mbar e non maggiore di 500 mbar
gas della 3a famiglia (GPL) maggiore di 70 mbar non maggiore di 500 mbar

La norma si applica agli impianti compresi nel campo di applicazione delle seguenti norme:

UNI 7129: Impianti a gas per uso domestico e similare alimentati da rete di distribuzione
UNI 7131: Impianti a GPL per uso domestico e similare non alimentati da rete di distribuzione
UNI 8723: Impianti a gas per l’ospitalità professionale di comunità e similare
UNI 10682: Piccole centrali di GPL per reti di distribuzione
UNI 9165: Reti di distribuzione del gas – Condotte con pressione massima di esercizio minore o uguale a 5 bar
UNI 10738: Impianti alimentati a gas, per uso domestico, in esercizio – Linee guida per la verifica dell’idoneità al funzionamento in sicurezza
UNI 11528 : Impianti a gas di portata termica maggiore di 35 kW

Scopo della norma è quello di stabilire in esito all’effettuazione di prove di tenuta di impianti a gas esistenti se gli stessi sono idonei, temporaneamente idonei o non idonei, inoltre la norma prevede le possibilità in merito al ripristino o al risanamento delle perdite.

Le prove di tenuta secondo la UNI 11137 devono essere eseguite tutte le volte che sono previste dalle disposizioni di legge o normative vigenti (es. rapporto di controllo di efficienza energetica di tipo 1) e quando ricorre una delle seguenti condizioni:

  • Interventi di qualsiasi tipo su di un impianto esistente che comportino la necessità di eseguire giunzioni;
  • Modifica del tipo di gas distribuito
  • Riattivazione di impianti in seguito alla segnalazione ed eliminazione di fughe di gas;
  • Persistente odore di gas;
  • Attivazione di impianti a gas mai eserciti in precedenza non provvisti di documentazione attestante l’effettuazione di questa prova;
  • Riattivazione di impianti non utilizzati da oltre 12 mesi;
  • Dopo richiesta dell’autorità competente.

Rispetto alla versione precedente sono state introdotte diverse novità, la prima è posta nella verifica della prova di tenuta del rubinetto che costituisce il punto di inizio, che deve precedere qualsiasi altra prova e ha lo scopo di accertare la tenuta dell’organo di intercettazione rispetto al possibile trafilamento di gas che si potrebbe verificare dal contatore verso l’impianto interno invalidando l’esito delle prove di tenuta.

La seconda novità è la possibilità di eseguire una serie di prove parziali sulle singole parti dell’impianto, anziché Altra novità riguarda la verifica preliminare con il metodo della caduta di pressione, che può essere eseguita solo per gli impianti aventi un volume interno massimo di 18 dm3, per la quale vengono individuate le pressioni massime di effettuazione ora poste a 25 mbar per i gas della seconda famiglie e 37 mbar per i gas della terza famiglia.

PERDITE LOCALIZZATE ESCLUSIVAMENTE ALL’ESTERNO
 Idoneità temporanea Gas Naturale > 1 dm3/h e < 10 dm3/h
 GPL > 0,4 dm3/h e < 4 dm3/h
 Non idoneità Gas Naturale > 10 dm3/h
 GPL > 4 dm3/h

Le caratteristiche degli strumenti di misura utilizzabili rimangono sostanzialmente invariate, ma viene precisato che nel caso di prove sui sistemi di 6a specie occorre fare riferimento a quanto previsto dai fabbricanti degli strumenti.

Nell’esecuzione delle prove di tenuta attraverso la verifica della caduta di pressione procedere con il test di tutto l’impianto, in questo modo è possibile individuare le parti di impianto in cui sono localizzate le perdite, procedendo al ripristino successivo in modo mirato.

Questa possibilità non può essere utilizzata nel caso delle prova preliminare con la caduta di pressione.

La terza novità è una diretta conseguenza della seconda, nel caso delle perdite localizzate esclusivamente all’esterno degli edifici sono individuati limiti di perdite superiori a quelli previsti per la generalità dei casi.nell’unità di tempo , occorre ora considerare, che per gli impianti non domestici con volume maggiore di 25 dm3 è necessario utilizzare periodi di prova maggiori di un minuto in funzione della pressione relativa di prova e del volume dell’impianto.

Al termine della prova occorre rilasciare al committente un rapporto di prova è come ad esempio quello riportato nell’Appendice A (informativa) della norma; ma è precisato che la stampa rilasciata dallo strumento è ritenuta equivalente a tale documento purché contenga le informazioni previste (anagrafica, tipo di prova, esito della prova, ecc.).

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